Lettera AL PELUCHE
Cara mio piccolo amico di stoffa,
ti osservo e penso a quante notti hai vegliato su di me
senza mai respirare, senza mai muovere un muscolo, eppure ancora mi emoziono
pensando al fatto che sei stato sempre presente.
Sei venuto da me quando ero piccolo, io ancora non capivo
quanto potessi essere importante per me e ti strappavo i capelli.
Hai assistito alle lacrime e alle risate e ti sei fatto
abbracciare, quasi stritolare, quando nessuno altro poteva capirmi. A volte
abbiamo anche giocato e ti ho scaraventato per terra con tanta forza, ti ho
preso anche a pugni. Ecco perché adesso hai il collo cucito.
Ti guardo e ti vedo più grande di me, ma non certo per l’età
ma perché porti dentro tutte le mie vite: l’infanzia, l’adolescenza, la
gioventù.
Ora sono cresciuto e sei diventato come un pezzo di casa,
un pezzo della pelle, sei un piccolo monumento di stoffa eretto al mio essere
perché crescere non significa dimenticare chi eravamo e chi ci è stato accanto,
sempre.
Grazie per non esserti mai stancato di ascoltare senza
parlare, di essere lì anche quando io non volevo, rimanendo immobile testimone
di tutte le versioni di me che si sono presentate.
Ti voglio bene, piccolo custode del tempo.
Con affetto,
Io.