ESCURSIONI_RABBIA
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In questa serie di viaggi letterari
percorreremo le strade che attraversano il cuore delle emozioni e delle grandi domande che dominano la nostra vita.


Indagheremo la realtà e ci immergeremo in un mondo che ci aprirà verso l'ignoto.

Ci faremo guidare dalle parole dei grandi poeti, scrittori e pensatori.

Sarà come un'escursione in montagna dove, ad ogni passo, scopriremo un nuovo scorcio, un nuovo albero, un nuovo fiore, una nuova pietra, una nuova vetta. un nuovo fiore, una nuova vetta.

Queste sono le ESCURSIONI POETICHE!


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Il Poeta Informatico

ESCURSIONI POETICHE - RABBIA


Oggi indagheremo la RABBIA attraverso le parole di Anna MalfaieraBruno TognoliniAlda MeriniWilliam BlakePier Paolo Pasolini e Buddha.


Partiamo dalla definizione della TRECCANI: “Stato fisiologico di intensa attivazione emotiva associata a forte disapprovazione.

Sperimentiamo questo sentimento quasi ogni giorno.

Intorno a noi, sentiamo spesso la frase “oggi sono arrabbiato”. Si è arrabbiati con il mondo.
Si vorrebbe distruggere tutto, fare a pezzi ogni cosa.

Come scrive Anna Malfaiera, non si riesce a trattenere e c’è un senso di sopraffazione.

Non trattengo la rabbia che da tempo voleva
esplodere restituisco temeraria il poco
forse il nulla di quanto mi ha sopraffatto
a lungo e pure offeso fino a rendermi
cosciente in eccesso del mio rivolgimento.
Pronto l’istinto si arroventa attacca
di colpo fuori di sé proteso ingordo.

- Anna Malfaiera - La porta in faccia (tratto da Il più considerevole) (*)


E dopo che la rabbia arriva, c’è la reazione violenta che non riesce a restituire tutto quel senso di sopraffazione che la rabbia aveva portato.

Ci si sente schiacciati, pressati come una molla.

Appena la mano ci abbandona, scatta il gesto brutale che durerà fino al momento in cui si torna coscienti.
Ma l’istinto ha agito, forse combinando danni.


Nelle parole di Bruno Tognolini, troviamo delle metafore usate in maniera esaltante.

Chiariscono il concetto puro e si concludono in una speranza: non intaccare il cuore.

Rabbia, rabbia
Fiato di sabbia
Sangue di gioco
Fiore di fuoco
Fiammeggia al sole
Consuma tutto
Lasciami il cuore
Pulito e asciutto

- Bruno Tognolini (**)


Ma la rabbia a volte è essa stessa fonte per una richiesta di aiuto.

Immaginiamo di essere depressi e disperati, “invasi” da un demone che prova a devastarci, seme di emozioni negative che conquistano la mente: tutti i pensieri.

Nasce in noi il senso di rabbia per quello che ci è accaduto, per il fatto di non poter apparentemente uscire da quella brutta situazione che ci stringe e costringe.


Il cuore pulito, però, sente il forte calore emanato dalla rabbia e, come occhio esterno, riesce a vedere come quel fuoco ci sta riducendo.

Immaginate un bosco con una piccola piana al centro. Tutti gli alberi bruciano, in quella piccola piana giace quel che rimane del cuore.


Ed è lì che capiamo di aver bisogno, e ci rivolgiamo a chi conosciamo o a chi sentiamo più vicino.

Quando codesto dèmone mi assalta,
e con mani gravose e con mascelle
dense di schiuma tutta mi divora,
io mi rivolgo a te con gli occhi pieni
di muto assenso e non ti dico basta,
so quel che soffri mio signore quando
ho le mani contorte e gli occhi muti,
so che mi vedi fremere di rabbia
contro mille imposture, o canto vero,
se potessi tu pure come esperto
grave chirurgo giungermi nel cuore
e strapparvi il tormento, allora un urlo
io darei di beata meraviglia,
di contentezza, o Dio adorato e pieno
come la notte, se mi capovolgo
vedo le stelle e oscuri firmamenti
tremano in me, di notte, quando taci.

- Alda Merini - Quando codesto demone mi assalta (***)



E se però non dovessimo accorgerci dei danni che quella rabbia sta creando?

Lì potremmo essere nei guai, la rabbia potrebbe mettere radici per la nascita di mali e pericoli.


Leggiamo la poesia di William Blake “Un albero velenoso”. Qui la rabbia nasce nei confronti di un amico.


Ero arrabbiato con il mio amico;
Dissi la mia rabbia, la mia rabbia è finita.
Ero arrabbiato con il mio nemico: Non la dissi, la mia rabbia è cresciuta.

E l’ho irrigata con le mie paure,
Notte e mattina con le mie lacrime:
E l’ho illuminata con i sorrisi,
E con dolci astuti inganni.

E crebbe sia di giorno che di notte.
Finché portò una mela luminosa.
E il mio nemico la vide brillare,
E capì che era mia.

E nel mio giardino si insinuò,
Quando la notte aveva velato il campo;
Al mattino, felice, vidi;
Il mio nemico steso sotto l’albero.

- William Blake - Un albero velenoso (****)



Che tipo di distruzione può portare la nascita di una rabbia dentro noi? Immensa!

La rabbia è irrigata dalle nostre paure, dalle nostre lacrime rendendola ancora più bella con inganni e sorrisi.

Non bisogna tenere dentro sé tutto, bisogna reagire.


E come?


William paragona la rabbia ad un albero che cresce sempre più, che fruttifica mele velenose, potenzialmente pericolose, e ci suggerisce più di una strada d’uscita:


- dialogare con la sorgente della rabbia, in questo caso l’amico

- affrontare ciò che ha causato la rabbia


E la poesia termina con un verso che traccia una “pausa” alla rabbia e ci dona un nuovo sentimento verso il nostro amico.


Se applicata alla globalità del mondo, questa poesia potrebbe aprire una soluzione al veleno che in continuazione è alimentato nella nostra società, tra gli esseri umani, tra i popoli, tra le generazioni, tra le culture, tra ogni gruppo che la pensa in modo differente.


Ma c’è anche una rabbia che ti imprigiona, che non ti fa infuocare ma al contrario ti rende ameba e tutto intorno a te è arido.
Così ci dice Pasolini ne “La rabbia” dell’aprile del 1960.



Ah, gridare è poco, ed è poco tacere:
niente può esprimere una esistenza intera!
Rinuncio a ogni atto… So soltanto
che in questa rosa resto a respirare,
in un solo misero istante,
l’odore della mia vita: l’odore di mia madre…
Perché non reagisco, perché non tremo
di gioia, o godo di qualche pura angoscia?
Perché non so riconoscere
questo antico nodo della mia esistenza?
Lo so: perché in me è ormai chiuso il demone
della rabbia. Un piccolo, sordo, fosco; sentimento che m’intossica
esaurimento, dicono, febbrile impazienza
dei nervi: ma non ne è libera più la coscienza.

Il dolore che da me a poco a poco mi aliena,
se io mi arrabbio appena,
si stacca da me, vortica per conto suo,
mi pulsa disordinato alle tempie,
mi riempie il cuore di pus,
non sono più padrone del mio tempo…
Niente avrebbe potuto, una volta, vincermi.
Ero chiuso nella mia vita come nel ventre
materno, in quest’ ardente
odore di umile rosa bagnata.


Non brucia una fiamma in questo inferno
di aridità, e questo arido furore
che impedisce al mio cuore
di reagire a un profumo, è un rottame
della passione… A quasi quarant’anni,
io mi trovo alla rabbia, come un giovane
che di sé non sa altro che è nuovo,
e si accanisce contro il vecchio mondo.
E, come un giovane, senza pietà
o pudore, io non nascondo
questo mio stato: non avrò pace, mai.

- Pier Paolo Pasolini - La rabbia (da La rabbia, aprile 1960) (*****)




Pasolini si accorge che la rabbia ha preso possesso di sé e non riesce a reagire, a tremare di gioia, a godere nemmeno di un’angoscia.
E così torniamo al “nomignolo” che Alda Merini saldò sulla rabbia: il demone!

In Pasolini non è nato come un fuoco temibile e improvviso ma è cresciuto lentamente intossicando ogni suo organo e imprigionando la parte più importante: la coscienza.

E utilizza un paragone su sé, si sente come chi si accanisce contro il "vecchio che fu" senza guardare il "nuovo che avanza", alimentando ancora di più l’aridità portata dalla rabbia.


E allora quale può essere una soluzione possibile all’avvento della rabbia?

Buddha prova a venirci in aiuto con una parabola.

Buddha stava parlando a dei discepoli quando venne avvicinato da un uomo che lo insultò, aggredendolo con degli sputi.
Di fronte a tutti i suoi discepoli indignati, Buddha reagì rimanendo fermo ed in silenzio.

Quando l’uomo se ne andò, uno dei discepoli chiese al Sublime perché avesse permesso a quello straniero di maltrattarlo in quel modo.

Buddha rispose serenamente: “Se io ti regalo un cavallo e tu non lo accetti, di chi è il cavallo?”. L’uomo, dopo aver tentennato per un istante, rispose: “Se io non lo accettassi, il cavallo continuerebbe ad essere vostro, maestro”.

Buddha annuì e gli spiegò che, sebbene alcune persone decidano di perdere il loro tempo insultando, noi possiamo scegliere di accettare tali parole o meno, proprio come faremmo con un regalo qualsiasi.

- Buddha (******)


Caro Buddha, mi stai dicendo che non reagendo e non accettando e non impastandoci con il sopravvenire della rabbia, possiamo salvarci?


A voi l’arduo  ragionamento conclusivo.

NOTE:

*
Anna Malfaiera
(Fabriano, 26 luglio 1926 – Roma, 1996).
Maggiori informazioni: 
https://annamalfaiera.jimdofree.com/home/biografia/

**
Bruno Tognolini
(Cagliari, 27 giugno 1951).
Maggiori informazionihttps://www.tognolini.online/

***
Alda Giuseppina Angela Merini
(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009).
Maggiori informazionihttps://www.aldamerini.it/

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William Blake
(Londra, 28 novembre 1757 – Londra, 12 agosto 1827)
Maggiori informazionihttps://poets.org/poet/william-blake

*****
Pier Paolo Pasolini
(Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975).
Maggiori informazionihttps://www.palazzoesposizioniroma.it/pagine/mostre-archivio-mostre-archivio-mostre-2014-pasolini-roma-biografia-di-pier-paolo-pasolini

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