Lettera AL LUNEDì
Caro lunedì,
mi dispiace, ti ho preso di mira ma non ce l’avevo con te.
Ti insulto da anni come se fossi tu la causa della mia stanchezza,
della sveglia da impostare, del lavoro che ricomincia.
Ogni domenica sera, un senso di apatia mi invadeva e, non
sapendo con chi prendermela, ti nominavo e odiavo con tutto il cuore.
Ma non è colpa tua, sappilo.
Tu sei lì, puntuale come sempre, a ricordarmi che la vita
non va in pausa per troppo tempo se non per il sabato e la domenica.
In fondo sei onesto: non fingi di essere facile, ma mi
inviti a ripartire e mi dicevi sempre di pormi delle domande vere, di non fuggire
dal reale prendendomela con il primo che incontravo.
E chi incontravo sempre se non te?
Prometto che da oggi ti tratterò meglio.
Ti offrirò un caffè, ti farò ascoltare della musica decente
e ti donerò un sorriso piccolo, ma autentico.
Non garantisco entusiasmo, ma certamente rispetto.
Con rassegnata affezione,
Io.