ESCURSIONI POETICHE - LA FELICITA
Oggi indagheremo la FELICITA' attraverso le parole di Emily Dickinson, Fernando Pessoa, Lucio Dalla, Guido Gozzano, Jacques Prévert, Sergej A. Esenin, Giovanni Pascoli, Cristina Campo e John Stuart Mill.
Partiamo da due punti.
La definizione della TRECCANI è “Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato.”
La curiosità: esiste la giornata della felicità il 20 marzo!
La potremmo definire l’emozione più complicata da definire, forse quella che, quando ci travolge, ci stravolge di più.
Eppure, molto spesso attraversa le nostre vite pochissime volte, molto spesso non sappiamo nemmeno se siamo stati mai felici.
Se vi chiedessi: “Quante volte vi siete sentiti felici nella vita?” oppure “Quante volte sei stato felice nella vita?”.
Partirei da questa differenza: essere felici e sentirsi felici.
Tante, troppe volte, siamo felici e non ce ne accorgiamo.
La felicità ci attraversa e noi la viviamo. Solo quando svanisce il suo effetto, noi sappiamo e riconosciamo che siamo stati felici. E ne vorremmo ancora, come fosse una droga.
I primi contatti con la felicità li abbiamo nell’osservazione di qualcuno che pensiamo sia felice.
Avendo il “nostro” concetto di felicità, lo esponiamo su qualcuno / qualcosa e immaginiamo sia felice.
Come questa piccola pietra raccontata da Emily Dickinson.
Quanto è felice la piccola pietra
che rotola sulla strada tutta sola
e non si preoccupa della carriera
e non teme le esigenze –
il cui cappotto di bruno elementare
indossa un universo passeggero,
e indipendente come il Sole
si accompagna o brilla sola,
seguendo una volontà assoluta
con spontanea semplicità.
Noi guardiamo la pietra e pensiamo sia felice. Si, perché la
pietra ci sta insegnando qualcosa e lo leggiamo dalle parole della poetessa.
Si lascia trasportare dal destino.
La felicità non va ricercata, la felicità va attraversata
vivendo il proprio tempo per quello che si è.
Forse perché, per essere felici, bisogna non accorgersene?
Quasi anonima sorridi
e il sole indora i tuoi capelli.
Perché per essere felici
è necessario non saperlo?
La felicità è nelle piccole cose e si presenta in maniera
del tutto improvvisa. Non è che per essere felici, bisogna essere inconsapevoli
di esserlo?
Del resto, come ci insegna Lucio Dalla, la felicità è un
attimo fuggente, un treno che passa veloce senza fermarsi.
………
Ah, felicità
Su quale treno della notte viaggerai
Lo so
Che passerai
Ma come sempre in fretta
Non ti fermi mai.
…………
Noi siamo stati felici e speriamo che lo saremmo, a volte
per sempre.
Ma non è che commettiamo un grave errore?
Non è che è tutta
una illusione, una ricerca di qualcosa che non esiste come una
“Isola-Non-Trovata”?
I.
Ma bella più di tutte l'Isola Non-Trovata:
quella che il Re di Spagna s'ebbe da suo cugino
il Re di Portogallo con firma sugellata
e bulla del Pontefice in gotico latino.
L'Infante fece vela pel regno favoloso,
vide le fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
quell'isola cercando... Ma l'isola non c'era.
Invano le galee panciute a vele tonde,
le caravelle invano armarono la prora:
con pace del Pontefice l'isola si nasconde,
e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.
II.
L'isola esiste. Appare talora di lontano
tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
"...l'Isola Non-Trovata!" Il buon Canarïano
dal Picco alto di Teyde l'addita al forestiero.
La segnano le carte antiche dei corsari.
...Hifola da - trovarfi? ...Hifola pellegrina?...
È l'isola fatata che scivola sui mari;
talora i naviganti la vedono vicina...
Radono con le prore quella beata riva:
tra fiori mai veduti svettano palme somme,
odora la divina foresta spessa e viva,
lacrima il cardamomo, trasudano le gomme...
S'annuncia col profumo, come una cortigiana,
l'Isola Non-Trovata... Ma, se il pilota avanza,
rapida si dilegua come parvenza vana,
si tinge dell'azzurro color di lontananza...
È un salto tra sogno e desiderio all’inseguimento di una
felicità che potrebbe mostrarsi come un grande miraggio, un viaggio alla
ricerca di qualcosa che avrà semplicemente annaffiato la nostalgia e
accresciuto il nostro rimpianto.
Del resto, noi cerchiamo sempre la felicità in qualcosa di
immenso ma spesso si nasconde dove meno ce lo aspettiamo.
Potremmo in questo paragonare la felicità alla bellezza, che
anch’esse cerchiamo in luoghi lontani, dove ci hanno raccontato di averla
vista, la disegniamo per come ce l’aspettiamo.
E poi? Lei ci sorprende e
compare come meno ce l’aspettavamo.
Ma quando capita questo? Quando abbiamo un cuore aperto.
E quando si è giovani, spesso, ciò accade.
E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia spaccata
E il grande letto era aperto
e la porta serrata
E tutte le stelle di vetro
della felicità e della bellezza
splendevano nella polvere
della stanza in disordine
E io ero ubriaco morto
e tutto una vampa di gioia
e tu ubriaca viva
nuda tra le mie braccia.
Spensierati, folli e goderecci. E con l’aiuto di una sana
ebbrezza, trovare la felicità tra le braccia di chi amiamo.
Potremmo aver trovato delle chiavi per aprire la stanza dove
soggiorna la felicità: la gioventù e l’effimero istante.
L’effimero che può essere considerato quasi sciocco, come
dice Esenin.
Eccola, questa sciocca felicità
Con le sue finestre bianche spalancate sull’orto!
Sopra lo stagno, uguale a un cigno purpureo
Naviga silenzioso il tramonto.
Salve, mia pozzanghera d’oro
E voi betulle capovolte nell’acqua!
Dal tetto una banda di cornacchie
Canta i Vespri alle stelle.
Laggiù oltre i giardini
Dove fiorisce la vitalba
Una soave ragazza vestita di bianco
Accenna delicate canzoni:
E il freddo notturno si distende sui campi
Come una sottana celeste.
O mia cara, mia sciocca felicità,
Tenere e fresche guance di una volta!
In un tempo nel quale Esenin era giovane, vive dei momenti
sciocchi legati ad immagini apparentemente semplici che però gli danno una
nuova visione: se la felicità risiede in questi momenti, forse è facile
incontrarla per ogni dove nella nostra vita?
Con facilità disarmante, si risponderebbe un sonoro e secco
SI, se non fosse che la felicità ci appare, molte volte, come un’entità
irraggiungibile.
Passiamo tutta la vita ad inseguirla per poi accorgerci che la
vita stessa è finita.
Ne vale la pena allora?
Quando, all’alba, dall’ombra s’affaccia,
discende le lucide scale
e vanisce; ecco, dietro la traccia
d’un fievole sibilo d’ale,
io la inseguo per monti, per piani,
nel mare, nel cielo: già in cuore
io la vedo, già tendo le mani,
già tengo la gloria e l’amore…
Ahi! ma solo al tramonto m’appare,
su l’orlo dell’ombra, lontano,
e mi sembra in silenzio accennare
lontano, lontano, lontano.
La via fatta, il trascorso dolore
m’accenna col tacito dito:
improvvisa, con lieve stridore,
discende al silenzio infinito.
La rincorri, ti illude, ti fa innamorare di lei, vivi del
dolore per lei, ma infine “discende al silenzio infinito”.
Pascoli ci fa pensare però come contraltare abbiamo un’alternativa:
Ipotizziamo di amare una persona che ci illude ma l’amore è immenso, accecante,
bellissimo. È vero, quell’amore ci ha illuso ma è comunque stato bello.
Avreste scelto il rischiare di non amare più pur di fuggire
da quell’amore?
Dobbiamo sempre ricordare che l’illusione arriva solo alla
fine e non è detto che sia la meta, potremmo anche raggiungere il desiderato. E
allora? Perché non rischiare?
Quanto ad essere felici, questo è
il terribilmente difficile, estenuante.
Come portare in bilico
sulla testa una preziosa pagoda,
tutta di vetro soffiato, adorna di campanelli
e di fragili fiamme accese;
e continuare a compiere ora per ora i mille
oscuri e pesanti movimenti della giornata
senza che un lumicino si spenga, che
un campanello dia una nota turbata.
Del resto, raggiungere la felicità è un arduo sentiero di
montagna, difficile, estenuante.
Però è come un oggetto prezioso che va coltivato e non si
presenta casualmente a noi.
Ci svegliamo e “Ops! La felicità!”. E no! Ci dice Cristina
Campo che la felicità è preziosa, deve essere protetta e merita le nostre cure
più attente.
Perché per raggiungere il “bello”, ci vuole fatica ma ne vale la
pena.
Altrimenti?
Ci resta l’infelicità, gratuita e facile da ottenere.
Ce lo dice anche John Stuart Mill.
Chiedetevi se siete felici e cesserete di esserlo.
Nel momento in cui vi ponete la domanda, termina la magia.
Ma allora cos’è la felicità? Dove si trova? Forse siamo
felici e non lo sappiamo?
Il mistero si infittisce. Si muore felici o dannati alla
ricerca della felicità che abbiamo vissuto ma senza accorgersene?
E per voi cos’è la felicità? Quanto è immensa e importante questa domanda per la vostra vita?
NOTE:
1
Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886).
Maggiori informazioni: https://www.emilydickinson.it/
2
Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935).
Maggiori informazioni: https://casafernandopessoa.pt/pt/fernando-pessoa/vida
3
Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1º marzo 2012).
Maggiori informazioni: http://www.luciodalla.it/
4
Guido Gozzano (19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916).
Maggiori informazioni: https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Guido-Gozzano-433dd369-b925-4ff0-9709-05b8ff499787.html
5
Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977).
Maggiori informazioni: https://maremosso.lafeltrinelli.it/approfondimenti/jacques-prevert-poesie-frasi-biografia
6
Sergej A. Esenin (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – Leningrado, 28 dicembre 1925).
Maggiori informazioni: https://lombradelleparole.wordpress.com/tag/cinque-poesie-di-sergej-aleksandrovic-esenin/
7
Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912).
Maggiori informazioni: https://www.accademiapascoliana.it/vita-di-giovanni-pascoli/
8
Cristina Campo (Bologna, 29 aprile 1923 – Roma, 10 gennaio 1977).
Maggiori informazioni: http://www.cristinacampo.it/
9
John Stuart Mill (Londra, 20 maggio 1806 – Avignone, 8 maggio 1873).
Maggiori informazioni: http://web.dfc.unibo.it/buzzetti/dbuzzetti/pubblicazioni/Mill_EM.html

bellissima escursione poetica.
Spero ce ne saranno altri in futuro.
Grazie,
Mario.