IL VICOLO DEI VERSI INDECISI
Immagino un soffio di vento in un'estate torrida
una parola sussurrata
ma l'animo è chino, dolente.
Alzo la testa e vedo buio ma sento forti rumori,
chiedo al cielo un po' di silenzio,
chiedo di assorbire le mie domande
e lentamente mi incammino, senza voltare lo sguardo.
Ma sono nel buio
e scopro che quel buio è un tunnel.
Cosa me lo fa pensare?
La realtà; vedo quella luce in fondo e penso di poter uscire.
Ma voglio davvero uscire?
No, non voglio aprire quella porta e non cerco di raggiungerla.
Perché?
Chino il capo, piangendo.
Tengo la sua mano invisibile,
quella che per ora mi sembra l'unica certezza che ho.
La strada che conosco è quella che mi da quel po' di sicurezza
che manca al mio cuore.
Sarà la mancanza di una persona partita,
oppure andata via per sempre,
oppure semplicemente lontana da me per questa settimana,
ma a volte uno vuole stare semplicemente dove è
perché immagina che sta male
ma immagina che può stare anche peggio
e lo zaino sulle spalle è già pieno di male.
Il desiderio è liberarsi e volare come una libellula,
da un fiore all'altro.
Però poi sai che hai imparato una cosa, bisogna ascoltarsi.
Ci sono volte nelle quali ascolto il cuore che mi parla
mi aiuta a capire se quella cosa mi corrisponde o no,
se quell'attitudine è parte del mio essere
se quella persona mi fa bene,
se sono fatto per questo o quello,
mi aiuta a capire chi sono io.
E allora meglio stare fermo a riposare?
Oppure meglio muoversi e rischiare?
