ESCURSIONI_VIAGGIO
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In questa serie di viaggi letterari
percorreremo le strade che attraversano il cuore delle emozioni e delle grandi domande che dominano la nostra vita.


Indagheremo la realtà e ci immergeremo in un mondo che ci aprirà verso l'ignoto.

Ci faremo guidare dalle parole dei grandi poeti, scrittori e pensatori.

Sarà come un'escursione in montagna dove, ad ogni passo, scopriremo un nuovo scorcio, un nuovo albero, un nuovo fiore, una nuova pietra, una nuova vetta. un nuovo fiore, una nuova vetta.

Queste sono le ESCURSIONI POETICHE!


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Il Poeta Informatico

ESCURSIONI POETICHE - IL VIAGGIO

In questa edizione leggerai qualcosa di Costantino Kavafis, Antonio Machado, Fernando Pessoa, Charles Baudelaire, Eugenio Montale, il Poeta Informatico e ascolterete un TEDx TALKS di Ruben Santopietro.




Benvenuto in questo viaggio nel mondo del viaggio!


Siamo davvero fatti per viaggiare? No. Non lo siamo mai stati, o almeno così suggerisce Ruben Santopietro in questo bellissimo TEDx TALKS che vi segnalo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Mj0a-tzOKUg



Si, è innegabile. Il viaggio è cambiato nella nostra epoca, ne è cambiato il significato, sono cambiate le modalità.

Ha seguito e segue le orme dell’evoluzione: lei cambia, noi cambiamo, le cose che facciamo cambiano.



Corriamo molto spesso non godendoci le singole giornate, i dettagli che ci circondano ad ogni evento, e poi andiamo in vacanza cercando la pace perduta in un luogo che sia il più lontano possibile dal “luogo quotidiano” e possibilmente anche diverso, che non ci faccia ricordare le ore trascorse a stressarsi.

Intraprendiamo un viaggio preparando le valigie e via.



Ma cos’è il viaggio? È semplicemente quando andiamo in “ferie” e partiamo?


 

Costantino Kavafis lo analizza e cerca il senso del viaggio e dell’importanza dell’avere una meta. Ma non bisogna mai dimenticare che il viaggio non è mai solo il momento dell’attività, della visita.

C’è un cammino per raggiungere il luogo che è anch’esso parte integrante del viaggio.


Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Poseidone incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio; senza di lei, mai ti saresti messo sulla via.
Nulla di più ha da darti.
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

- Costantino Kavafis – Itaca (*)


Vi è un viaggio, paragonato a quello di Ulisse, che è similare al percorso della vita.
Il viaggio ha l’essenza in sé stesso, la meta del viaggio è il viaggio stesso.

Un percorso costellato di imprevisti, circostanze, avventure che lo rendono magico.

 

E allora cosa c’è di più bello se non affrontare tutto questo viaggio, assaporare ogni singolo passo e fare esperienza?

 

Solo così si arriva a conoscere il sé più vero, più profondo e questo, per il poeta, è l’unico modo per farlo, affrontando le paure, gli intoppi e anche gli eventuali dolori che ci attraverseranno.



Il viaggio è questo, non augurandosi mai la sua fine per un motivo ben particolare:
giungere alla meta sarà la fine perché, arrivato lì, non imparerai più nulla; quindi ti converrà arrivarci con un bagaglio già pieno di ricchezza.

 

Tutta questa ricchezza accumulata, composta da cose belle e cose brutte, cose che ci hanno formato; ci accorgeremo di essere diventati altro.
Se abbiamo viaggiato “bene”, saremo impregnati di ciò che abbiamo percorso.



Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme la strada,
nient’altro;
Tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada, ma solo scie nel mare

- Antonio Machado - Tu che sei in viaggio (**)



Ti giri, vedi le orme che ti hanno permesso di arrivare nel punto in cui sei e Antonio Machado ci dice che quella strada non è una strada nel senso di estraneità ma è frutto delle scelte che abbiamo fatto mentre viaggiavamo.

 


In queste poesie notiamo come il viaggio e la vita si confondono e intrecciano perché viaggiamo come viviamo e viviamo come se stessimo viaggiando: una normale evoluzione.



Leggevamo che la meta non sembra far parte del viaggio ma può essere considerata il motivo per cui partiamo?



Nella vita abbiamo bisogno del senso per alzarci dal letto e vivere.

Nel viaggio abbiamo bisogno di una meta per partire e viaggiare.



Ma se il viaggio fosse intrinseco in noi, cioè per viaggiare basta esistere? Può la sola esistenza permetterci di viaggiare?



Molto spesso il viaggio è utilizzato come fuga dal nostro “presente”, come qualcosa che ci elevi e per un attimo sommerga le ansie, le preoccupazioni e le inquietudini quotidiane.



Se io, ancor che nessuno,
potessi avere sul volto
quel lampo fugace
che quegli alberi hanno,
avrei quella gioia
delle cose al di fuori,
perché la gioia è dell’attimo;
dispare col sole che gela.
Qualunque cosa m’avrebbe meglio
giovato della vita che vivo –
vivere questa vita di estraneo
che da lui, dal sole, mi era venuta!
Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non avere radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!
Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!
Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

- Fernando Pessoa - Se io, ancor che nessuno (***)


Che belle frasi che usa Pessoa!

 

Essere altro oltre sé, che è proprio ciò che viviamo in un viaggio immedesimandoci in altro oltre noi, e sentirsi liberi, aspirando alla dissoluzione dell’io.



Questo forse è quello che possiamo chiedere ad un viaggio e tutto può divenire un momento perfetto.



Il viaggio ci porta in un incessante moto che, senza un fine, può permetterci di viverlo senza alcuna ansia nel conseguirlo.

E la gioia è un attimo da cogliere in questo continuo peregrinare a cui l’uomo è in qualche modo condannato, a differenza degli oggetti “immobili”.

 


Ma il nostro viaggio è in qualche modo sempre costellato dall’ansia, forse più di tutte dall’ansia del viaggio perfetto.



Arriva quel momento in cui si deve partire: si fanno le valigie, si controlla dove dormire, si pianifica ogni singolo dettaglio, nulla deve essere “fuori posto”.

 

Ed è quello che fa Montale in questa poesia, elencando tutti i preparativi necessari prima di un viaggio.

 

Ma pianificare tutto perfettamente, rende un viaggio davvero interessante? Questa domanda si pone.



Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s'informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un'occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.

E ora, che ne sarà
del mio viaggio? Troppo accuratamente l'ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.

- Eugenio Montale - Prima del viaggio (****)



Accade che, a partire dal viaggio, Montale finisca per interrogarsi sulla vita e chiedersi se una vita perfettamente programmata, senza rischi e senza imprevisti, sia davvero una vita vissuta a pieno.


E allora il poeta stesso ci invita ad osare, ad uscire dagli schemi: un imprevisto è la sola speranza ma attenzione, non bisogna chiedere che ci sia questa possibilità, è una cosa da stolti.

 

 

Baudelaire ci conferma il pensiero massimo, che il viaggio non deve essere una fuga da qualcosa bensì un’esperienza che si deve far trasportare dall’imprevisto. Ancora una volta l’imprevisto torna.



Ma in questa poesia Baudelaire non si limita a parlare di viaggio ma usa questa poesia come una metafora di vita perché la nostra vita è prima di tutto un viaggio.



I

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito.
Com’è grande il mondo al lume delle lampade!
Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:

c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.

Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perché, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

II

Imitiamo, orrore! nei salti e nella danza
la palla e la trottola; la Curiosità, Angelo
crudele che fa ruotare gli astri con la sferza,
anche nel sonno ci ossessiona e ci voltola.

Destino singolare in cui la meta si sposta;
se non è in alcun luogo, può essere dappertutto;
l’Uomo, la cui speranza non è mai esausta,
per potersi riposare corre come un matto!

L’anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa’ attenzione! »
Dalla coffa un’altra voce, ardente e visionaria:
«Amore… gioia… gloria! » É uno scoglio, maledizione!

Ogni isolotto avvistato dall’uomo di vedetta
è un Eldorado promesso dal Destino;
ma la Fantasia, che un’orgia subito s’aspetta,
non trova che un frangente alla luce del mattino.

Povero innamorato di terre chimeriche!
Bisognerà incatenarti e buttarti a mare,
marinaio ubriaco, scopritore d’Americhe
il cui miraggio fa l’abisso più amaro?

Così il vecchio vagabondo cammina nel fango
sognando paradisi sfavillanti col naso in aria;
il suo sguardo stregato scopre una Capua
ovunque una candela illumini una topaia.

III

Strabilianti viaggiatori! Quali nobili storie
leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare!
Mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie,
quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere.

Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!
Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,
fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,
i vostri ricordi incorniciati d’orizzonti.

Diteci, che avete visto?

IV

«Abbiamo visto astri
e flutti; abbiamo visto anche distese di sabbia;
e malgrado sorprese e improvvisi disastri,
molte volte ci siamo annoiati, come qui.

La gloria del sole sopra il violaceo mare,
la gloria delle città nel sole morente,
accendevano nei nostri cuori un inquieto ardore
di tuffarci in un cielo dal riflesso seducente.

Le più ricche città, i più vasti paesaggi,
non possedevano mai gl’incanti misteriosi
di quelli che il caso creava con le nuvole.
E sempre il desiderio ci rendeva pensosi!

– Il godimento dà al desiderio più forza.
Desiderio, vecchio albero che il piacere concima,
mentre s’ingrossa e s’indurisce la tua scorza,
verso il sole si tendono i rami della tua cima!

Crescerai sempre, grande albero più vivace
del cipresso? – Eppure con scrupolo abbiamo
raccolto qualche schizzo per l’album vorace
di chi adora tutto ciò che vien da lontano!

Abbiamo salutato idoli dal volto proboscidato;
troni tempestati di gemme luminose;
palazzi cesellati il cui splendore fatato
sarebbe per i vostri cresi un sogno rovinoso;

costumi che per gli occhi son un’ebbrezza;
donne che hanno dipinte le unghie e i denti,
e giocolieri esperti che il serpente accarezza. »


V

E poi, e poi ancora?


VI

«O infantili menti!

Per non dimenticare la cosa principale,
abbiam visto ovunque, senza averlo cercato,
dall’alto fino al basso della scala fatale,
il noioso spettacolo dell’eterno peccato;

la donna, schiava vile, superba e stupida,
s’ama senza disgusto e s’adora senza vergogna;
l’uomo, tiranno ingordo, duro, lascivo e cupido,
si fa schiavo della schiava, rigagnolo di fogna;

il martire che geme, il carnefice contento;
il popolo innamorato della brutale frusta;
il sangue che dà alla festa aroma e condimento,
il veleno del potere che snerva il despota;

tante religioni che alla nostra somigliano,
tutte che scalano il Cielo; la Santità,
come un uomo fine su un letto di piume,
fra i chiodi e il crine cerca la voluttà;

l’Umanità ciarlona, ebbra del suo genio,
e delirante, adesso come in passato,
nella sua furibonda agonia urla a Dio:
«Mio simile, mio padrone, io ti maledico! »

E i meno stolti, della Demenza arditi accoliti,
in fuga dal grande gregge recinto dal Destino,
per trovare rifugio nell’oppio senza limiti!
– Questo del globo intero l’eterno bollettino. »

VII

Dai viaggi che amara conoscenza si ricava!
Il mondo monotono e meschino ci mostra,
ieri e oggi, domani e sempre, l’immagine nostra:
un’oasi d’orrore in un deserto di noia!

Partire? restare? Se puoi restare, resta;
parti, se devi. C’è chi corre, e chi si rintana
per ingannare quel nemico che vigila funesto,
il Tempo! Qualcuno, ahimè! corre senza sosta,

come l’Ebreo errante e come l’apostolo,
al quale non basta treno o naviglio,
per fuggire l’infame reziario; e chi invece
sa ucciderlo senza uscire dal nascondiglio.

Infine quando ci metterà il piede sulla schiena,
potremo sperare e urlare: Avanti!
E come quando partivamo per la Cina,
gli occhi fissi al largo e i capelli al vento,

così c’imbarcheremo sul mare delle Tenebre
col cuore del giovane che è felice di viaggiare.
Di quelle voci ascoltate il canto funebre
e seducente: «Di qui! Voi che volete assaporare

il Loto profumato! è qui che si vendemmiano
i frutti prodigiosi che il vostro cuore brama;
venite a inebriarvi della dolcezza strana
di questo pomeriggio che non avrà mai fine! »

Dal tono familiare riconosciamo lo spettro;
laggiù i nostri Piladi ci tendon le braccia.
«Per rinfrescarti il cuore naviga verso la tua Elettra! »
dice quella cui un tempo baciavamo le ginocchia.

VIII

“O Morte, vecchio capitano, è tempo! Su l’ancora!
Ci tedia questa terra, o Morte! Verso l’alto, a piene vele!
Se nero come inchiostro è il mare e il cielo
sono colmi di raggi i nostri cuori, e tu lo sai!

Su, versaci il veleno perché ci riconforti!
E tanto brucia nel cervello il suo fuoco,
che vogliamo tuffarci nell’abisso, Inferno o Cielo, cosa importa?
discendere l’Ignoto nel trovarvi nel fondo, infine, il nuovo.

- Charles Baudelaire – Il viaggio (*****)


Partiamo e viaggiamo alla ricerca di qualcosa di utopico, un Paradiso, e questo viaggiare diviene un semplice vagare, come una dannazione, una lunga ricerca di una illusione che porterà dietro una delusione enorme.



Nei viaggi possiamo solo ritrovare la nostra immagine e ci resta solo la noia, niente di quello che abbiamo trovato ed incontrato, ci avrà cambiato.

Baudelaire ci dice che questa è proprio la condizione umana, lo scappare da sé e dai propri limiti per non giungere ad un nuovo sé perché impossibile da raggiungere.



E allora quale viaggio migliore se non quello verso la “Morte”? Il viaggiatore deve assecondare la Morte e “discendere l’Ignoto nel trovarvi nel fondo, infine, il nuovo.”.



È possibile ritrovare lì l’acqua che disseti il nostro desiderio di verità e bellezza? Può la Morte essere non una meta ma un’avventura nell’Ignoto?




E poi c’è un viaggio che è ancora un Mistero, quello della gravidanza e del successivo parto.

È questo attuale un periodo nel quale ho seguito e visto nascere tanti bambini, ho vissuto le attese, le speranze, le gioie, le paure, l’immensità.



Ogni esperienza diviene un viaggio e, forse, l’unica cosa da fare è tuffarsi a braccia aperte in questo mare di sorprese.


Nel ventre muto e piatto
inizia il cammino di un seme di luce.
Ogni respiro è un passo infinito,
tra ombre,
paure,
meraviglie,
sogni insperati
e occhi lucidi.

Una nuova rotta tra attese e mistero,
il cuore abbraccia
uno sconosciuto sentiero,
viaggio interiore,
lento e profondo,
che accoglie nel grembo il battito di un figlio.

Non c’è mappa, forse nemmeno direzione:
la vita che nasce
ora è destinazione.

- Il Poeta Informatico - Il Viaggio In Me




E per voi, cos’è il viaggio? Come si intreccia con il vostro viaggio di vita?



NOTE:

*
Konstantinos Kavafis noto in Italia anche come Costantino Kavafis (in greco Κωνσταντίνος Καβάφης?; Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1933), è stato un poeta e giornalista greco.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Konstantinos_Kavafis

**
Antonio Machado (Siviglia, 26 luglio 1875 – Collioure, 22 febbraio 1939), è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi, appartenente alla cosiddetta generazione del '98.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Machado

***
Fernando Pessoa Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghesehttps://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa

****

Eugenio Montale  (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, scrittore, traduttore, giornalista, critico musicale, critico letterario e pittore italiano.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Montale

*****

Charles Baudelaire  (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d'arte, giornalista, filosofo, aforista, saggista e traduttore francese.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire




E per voi, cos’è il viaggio? Come si intreccia con il vostro viaggio di vita?



NOTE:

*
Konstantinos Kavafis noto in Italia anche come Costantino Kavafis (in greco Κωνσταντίνος Καβάφης?; Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1933), è stato un poeta e giornalista greco.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Konstantinos_Kavafis

**
Antonio Machado (Siviglia, 26 luglio 1875 – Collioure, 22 febbraio 1939), è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi, appartenente alla cosiddetta generazione del '98.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Machado

***
Fernando Pessoa Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghesehttps://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa

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Eugenio Montale  (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, scrittore, traduttore, giornalista, critico musicale, critico letterario e pittore italiano.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Montale

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Charles Baudelaire  (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d'arte, giornalista, filosofo, aforista, saggista e traduttore francese.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire

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